Vernaccia, il prezioso tesoro di San Gimignano

Aggiornamento: 7 mag 2020


Parlare di Vernaccia di San Gimignano utilizzando cifre, dati e riferimenti storici è molto facile.

Il motivo è che la storia di questo vitigno e del vino bianco omonimo che se ne origina è da sempre legata in modo indissolubile e unico a quella dello splendido comune toscano di cui la Vernaccia porta il “cognome”. Proprio come se fosse il nome rappresentativo della famiglia infatti, San Gimignano ha segnato la vita di questo vino che oggi come allora, fa parlare di sé nel mondo. Non scomodiamo etruschi e romani che in questo centro di Toscana producevano vino per autoconsumo, perché è nel medioevo che il borgo valdelsano inizia ad assumere importanza, potere e fama e quindi anche la Vernaccia. Se immaginassimo di non sapere niente della storia di San Gimignano, attraverso le vicende del suo vino riusciremmo comunque a tracciare, con buona approssimazione, l’andamento economico, artistico e del prestigio della città di origine. Viene citata col suo nome per la prima volta nel 1276 su un documento relativo alle imposte comunali da applicare, in cui sono riportati due vini per cui si pagano tasse differenziate, “2 soldi a soma per il Greco e 3 soldi a soma per la Vernaccia”. Questo ci informa che già a quel tempo le genti del luogo reputavano più importante questo vitigno rispetto agli altri, tanto da far pagare una tassa più alta per la sua esportazione. E’ l’unico vino, forse, citato da Dante ne La Divina Commedia, amato da nobili e potenti delle corti italiane nel Medioevo e nel Rinascimento, quali Lorenzo Il Magnifico, Lodovico Il

Moro , Cosimo De’ Medici, il re di Napoli, il Papa Paolo III, solo per citare i casi più famosi documentati. Insomma, da sempre si beve Vernaccia di San Gimignano per distinguersi. Nel 1966 è stata la prima DOC d’Italia, esaltando l’importanza anche simbolica di questo vitigno così celebrato nei secoli precedenti. Queste sono tutte notizie che si possono trovare facilmente online o sui libri, utili per il curioso ma che ci parlano sempre e ostinatamente del passato. Spesso infatti, quando si ha una storia gloriosa da sfoggiare e di cui vantarsi, ci si adagia nella nostalgia di tempi splendenti, qualora anche non vissuti. E’ probabilmente un sentimento che capiamo noi italiani più di chiunque altro. Ciò su cui è utile stringere il focus è soprattutto la cura, la passione e l’audacia con cui i 65 produttori di questa piccola Denominazione (poco più di 5 milioni di bottiglie totali) hanno accudito questo vitigno, sfidando il carattere difficile che lo contraddistingue; non è un vitigno aromatico, bisogna azzeccare la giusta epoca di raccolta in vendemmia, in cantina tende ad ossidarsi facilmente. Se non avesse questa indole particolare, indubbiamente troveremmo la Vernaccia di San Gimignano piantata qua e là nel mondo come lo Chardonnay o il Sauvignon. Invece no, la si trova solo qui, in questo piccolo borgo nel cuore della Toscana, peraltro circondato da zone celeberrime per la produzione di vini rossi. In un mondo così globalizzato e replicante, qui si è puntato tutto sul valore distintivo dell’essere autoctono e della sua autenticità, producendo vini conosciuti e premiati nel mondo. Potremmo definire il saper fare enologico e viticolo delle genti del luogo come “artigiano”, in quanto unico.



















Ph: Heinz Homatsch


Fare Vernaccia di San Gimignano è un po’ come quando ti ostini a frequentare un partner dal temperamento scontroso e bizzarro ma che col tempo impari ad apprezzare nella sua essenza dolce e inebriante che lo rende speciale e unico, tremendamente affascinante.

L’attesa applicata alla produzione e al consumo di un vino bianco può sembrare in antitesi a molti assaggiatori inesperti, tuttavia i fortunati che hanno avuto modo di assaggiare Vernaccia di San Gimignano con qualche anno di affinamento ne avranno apprezzato la sua magnifica evoluzione, specialmente nella versione Riserva. Pensiamo a questo, quanti vini bianchi hanno questa menzione? La Vernaccia di San Gimignano prevedeva la Riserva già nel disciplinare del 1966 e per lunghi anni è stato il solo vino ad averla; tutt’oggi i casi sono, appunto, rari. Grazie all’esperienza maturata dai produttori tuttavia è bene sottolineare il raggiungimento del piacere sinuoso di questo vino già dalle versioni più fresche e giovani, sapendo domare il suo carattere senza soffocarlo. In conclusione, ritengo che a San Gimignano si trovi un esempio straordinario di valorizzazione del patrimonio storico e culturale rappresentato dalla Vernaccia, che deve rendere orgogliosi i produttori e che ha importanza per il suo significato civile e, ancor più, per la qualità raggiunta dai vini.


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"Andrea Pizzolato, enologo classe 1989. Autoctono di San Gimignano, si è laureato all’Universita di Scienze e Tecnologie Viticole ed Enologiche in Valpolicella, dove ha lavorato come collaboratore alla ricerca con una delle menti più geniali dell’enologia mondiale, il compianto Prof. Roberto Ferrarini. Ha svolto missioni enologiche in America, Spagna, Germania, Francia e Russia. 

Dichiara di sentirsi a Casa ovunque ci sia vite, vino e giovialità."

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