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Vernaccia, il prezioso tesoro di San Gimignano

Aggiornamento: 8 apr


Parlare di Vernaccia di San Gimignano utilizzando cifre, dati e riferimenti storici è molto facile.

Il motivo è che la storia di questo vitigno e del vino bianco omonimo che se ne origina è da sempre legata in modo indissolubile e unico a quella dello splendido comune toscano di cui la Vernaccia porta il “cognome”. Proprio come se fosse il nome rappresentativo della famiglia infatti, San Gimignano ha segnato la vita di questo vino che oggi come allora, fa parlare di sé nel mondo. Non scomodiamo etruschi e romani che in questo centro di Toscana producevano vino per autoconsumo, perché è nel medioevo che il borgo valdelsano inizia ad assumere importanza, potere e fama e quindi anche la Vernaccia. Se immaginassimo di non sapere niente della storia di San Gimignano, attraverso le vicende del suo vino riusciremmo comunque a tracciare, con buona approssimazione, l’andamento economico, artistico e del prestigio della città di origine. Viene citata col suo nome per la prima volta nel 1276 su un documento relativo alle imposte comunali da applicare, in cui sono riportati due vini per cui si pagano tasse differenziate, “2 soldi a soma per il Greco e 3 soldi a soma per la Vernaccia”. Questo ci informa che già a quel tempo le genti del luogo reputavano più importante questo vitigno rispetto agli altri, tanto da far pagare una tassa più alta per la sua esportazione. E’ l’unico vino, forse, citato da Dante ne La Divina Commedia, amato da nobili e potenti delle corti italiane nel Medioevo e nel Rinascimento, quali Lorenzo Il Magnifico, Lodovico Il

Moro , Cosimo De’ Medici, il re di Napoli, il Papa Paolo III, solo per citare i casi più famosi documentati. Insomma, da sempre si beve Vernaccia di San Gimignano per distinguersi. Nel 1966 è stata la prima DOC d’Italia, esaltando l’importanza anche simbolica di questo vitigno così celebrato nei secoli precedenti. Queste sono tutte notizie che si possono trovare facilmente online o sui libri, utili per il curioso ma che ci parlano sempre e ostinatamente del passato. Spesso infatti, quando si ha una storia gloriosa da sfoggiare e di cui vantarsi, ci si adagia nella nostalgia di tempi splendenti, qualora anche non vissuti. E’ probabilmente un sentimento che capiamo noi italiani più di chiunque altro. Ciò su cui è utile stringere il focus è soprattutto la cura, la passione e l’audacia con cui i 65 produttori di questa piccola Denominazione (poco più di 5 milioni di bottiglie totali) hanno accudito questo vitigno, sfidando il carattere difficile che lo contraddistingue; non è un vitigno aromatico, bisogna azzeccare la giusta epoca di raccolta in vendemmia, in cantina tende ad ossidarsi facilmente. Se non avesse questa indole particolare, indubbiamente troveremmo la Vernaccia di San Gimignano piantata qua e là nel mondo come lo Chardonnay o il Sauvignon. Invece no, la si trova solo qui, in questo piccolo borgo nel cuore della Toscana, peraltro circondato da zone celeberrime per la produzione di vini rossi. In un mondo così globalizzato e replicante, qui si è puntato tutto sul valore distintivo dell’essere autoctono e della sua autenticità, producendo vini conosciuti e premiati nel mondo. Potremmo definire il saper fare enologico e viticolo delle genti del luogo come “artigiano”, in quanto unico.



















Ph: Heinz Homatsch


Fare Vernaccia di San Gimignano è un po’ come quando ti ostini a frequentare un partner dal temperamento scontroso e bizzarro ma che col tempo impari ad apprezzare nella sua essenza dolce e inebriante che lo rende speciale e unico, tremendamente affascinante.

L’attesa applicata alla produzione e al consumo di un vino bianco può sembrare in antitesi a molti assaggiatori inesperti, tuttavia i fortunati che hanno avuto modo di assaggiare Vernaccia di San Gimignano con qualche anno di affinamento ne avranno apprezzato la sua magnifica evoluzione, specialmente nella versione Riserva. Pensiamo a questo, quanti vini bianchi hanno questa menzione? La Vernaccia di San Gimignano prevedeva la Riserva già nel disciplinare del 1966 e per lunghi anni è stato il solo vino ad averla; tutt’oggi i casi sono, appunto, rari. Grazie all’esperienza maturata dai produttori tuttavia è bene sottolineare il raggiungimento del piacere sinuoso di questo vino già dalle versioni più fresche e giovani, sapendo domare il suo carattere senza soffocarlo. In conclusione, ritengo che a San Gimignano si trovi un esempio straordinario di valorizzazione del patrimonio storico e culturale rappresentato dalla Vernaccia, che deve rendere orgogliosi i produttori e che ha importanza per il suo significato civile e, ancor più, per la qualità raggiunta dai vini.


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"Andrea Pizzolato, enologo classe 1989. Autoctono di San Gimignano, si è laureato all’Universita di Scienze e Tecnologie Viticole ed Enologiche in Valpolicella, dove ha lavorato come collaboratore alla ricerca con una delle menti più geniali dell’enologia mondiale, il compianto Prof. Roberto Ferrarini. Ha svolto missioni enologiche in America, Spagna, Germania, Francia e Russia. 

Dichiara di sentirsi a Casa ovunque ci sia vite, vino e giovialità."

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Photo: Duccio Nacci

Ho iniziato ad amare la fotografia fin da quando ero ragazzino...

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Photo: Heinz Homatsch

Non viaggiare è come leggere solo la prima pagina del libro.


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Vernaccia, the Precious Treasure of San Gimignano

Speaking about Vernaccia di San Gimignano using figures, data, and historical references is very easy.

The reason is that the history of this grape variety and the white wine of the same name derived from it has always been intimately and uniquely linked to that of the splendid Tuscan municipality whose "surname" Vernaccia carries.

Just as if it were the representative name of the family, indeed, San Gimignano has marked the life of this wine which today, as in the past, makes a name for itself worldwide.

Let's not evoke Etruscans and Romans who produced wine for self-consumption in this Tuscan center because it is in the Middle Ages that the Valdelsan borough begins to gain importance, power, and fame, and consequently also the Vernaccia.

If we were to imagine knowing nothing about the history of San Gimignano, through the events of its wine, we would still be able to sketch, with good approximation, the economic, artistic, and prestige trends of the city of origin.

It is mentioned by its name for the first time in 1276 in a document concerning municipal taxes to be applied, which lists two wines for which differentiated taxes are paid, "2 soldi per soma for the Greco and 3 soldi per soma for the Vernaccia." This informs us that already at that time the local people considered this grape variety more important than others, enough to charge a higher tax for its exportation.

It is perhaps the only wine mentioned by Dante in The Divine Comedy, loved by the nobles and powerful of Italian courts in the Middle Ages and the Renaissance, such as Lorenzo the Magnificent, Ludovico the Moor, Cosimo De' Medici, the King of Naples, Pope Paul III, just to mention the most famous documented cases.

In short, Vernaccia di San Gimignano has always been drunk to stand out.

In 1966, it was the first DOC in Italy, emphasizing the symbolic importance of this grape variety celebrated in previous centuries.

These are all pieces of information that can be easily found online or in books, useful for the curious but which always stubbornly speak of the past.

Often, when one has a glorious history to flaunt and boast about, one indulges in the nostalgia of splendid times, even if not experienced. It is probably a feeling that we Italians understand better than anyone else.

What is useful to focus on, above all, is the care, passion, and audacity with which the 65 producers of this small Denomination (just over 5 million total bottles) have nurtured this grape variety, facing its difficult character; it is not an aromatic grape, the right harvest time must be chosen during the harvest, and it tends to oxidize easily in the cellar.

If it didn't have this particular nature, undoubtedly we would find Vernaccia di San Gimignano planted here and there in the world like Chardonnay or Sauvignon.

Instead, no, it is found only here, in this small village in the heart of Tuscany, surrounded by areas famous for the production of red wines.

In such a globalized and replicating world, everything here is based on the distinctive value of being autochthonous and authentic, producing wines known and awarded worldwide.

We could define the winemaking and viticultural know-how of the locals as "artisanal", as unique. Making Vernaccia di San Gimignano is a bit like persisting in a relationship with a moody and quirky partner but whom you learn to appreciate over time for their sweet and intoxicating essence that makes them special and unique, tremendously fascinating.

The patience applied to the production and consumption of a white wine may seem in antithesis to many inexperienced tasters; however, those fortunate enough to taste Vernaccia di San Gimignano with a few years of aging will have appreciated its magnificent evolution, especially in the Reserve version.

Think about it, how many white wines have this mention? Vernaccia di San Gimignano provided for the Reserve already in the 1966 disciplinary, and for many years, it was the only wine to have it; even today, cases are, indeed, rare.

Thanks to the experience gained by the producers, however, it is worth emphasizing the achievement of the sinuous pleasure of this wine even from the fresher and younger versions, knowing how to tame its character without stifling it.

In conclusion, I believe that in San Gimignano, there is an extraordinary example of valorization of the historical and cultural heritage represented by Vernaccia, which must make producers proud and which is important for its civil significance and, even more so, for the quality achieved by the wines.

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Andrea Pizzolato, a 1989-born winemaker. A native of San Gimignano, he graduated from the University of Viticulture and Enology Sciences and Technologies in Valpolicella, where he worked as a research collaborator with one of the most brilliant minds in the world of oenology, the late Prof. Roberto Ferrarini. He has carried out oenological missions in America, Spain, Germany, France, and Russia.

He declares that he feels at home wherever there is life, wine, and joviality.

Photo: Duccio Nacci

I began to love photography ever since I was a kid...

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Photo: Heinz Homatsch

Not traveling is like only reading the first page of a book.




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